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3 Settembre 2002 Con un groppo in gola pubblichiamo la fine di una storia che aveva commosso tante persone, con il cuore in mano devo scrivere che Titubo, l'angioletto, non ce l'ha fatta per un peggioramento al quale tutti ci siamo visti impotenti. Ci manca molto, come ci mancano tutte quelle creature che abbiamo cercato di salvare, e per un crudele destino, non ci siamo riusciti. Mi manca molto, ma quel che più mi fa soffrire è di non poterlo più abbracciare, di non poter più far mordermi le mani giocando, non poterlo più portare a passeggio in quell'angolo di prato che lui adorava, dove si divertiva a rosicchiare le pigne e si rotolava nell'erba. Era felice. Abbaiava agli altri cani invitandoli a giocare. Molte persone ormai lo conoscevano e quando lo incontravano per strada, lo salutavano con la stessa simpatia che lui trasmetteva a loro. La sua espressione un pò tenera e un pò furbetta, attirava chiunque a tendere la mano per fargli una carezza. A sfogliare nella mente la storia di Titubo rivivo ancora le stesse angosce, se penso, a quando vidi la straziante fotografia nel recinto di quel canile. Vidi ferite, sangue, piaghe; un cane che sembrava morto, giaceva sul terreno dimenticato. Solo quando giunse all'areoporto mi resi conto realmente com'era conciato. Tra me e me, dissi "Rossana sei sicura di credere che questa creatura ce la potrà fare?!" Ma gli volevo già bene e la commozione era tale da rispondermi "ce la farà". I continui miglioramenti, giorno per giorno, mi convinsero/ci convinsero, sempre di più. Pensavo "guarda che voglia di vivere che ha" "come reagisce bene alle cure", Titubo era un cane rinato. Nonostante dal lato medico non potevano promettere di escludere nel futuro un serio aggravamento renale/vescicale, speravamo tanto, vedendolo progredire, che non fosse mai accaduto. Purtroppo la situazione è precipitata e il "timore" è diventato realtà. Ora Titubo è in un posto tranquillo, dicono anche bello. Li non ci sono pericoli, malattie, peggioramenti, gabbie anguste e persone cattive. Non dimenticherà le persone che l'hanno fatto sentire felice. Avrei giurato di concludere la sua storia regalandogli una famiglia speciale. R.C.
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