Cane e gatto, una convivenza possibile

di Edgar Meyer

"Quei due sono come cane e gatto!" Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, utilizzata per descrivere due persone che proprio non si sopportano? Eppure, alzi la mano chi non è testimone, oltre che di fragorosi scontri, anche di vere e proprie storie di tenerissima amicizia tra Fido e Micio. E allora, sfatiamo questo mito: cani e gatti possono anche tranquillamente convivere sotto lo stesso tetto. Andando d'amore e d'accordo. Basta seguire alcune regole.

Vediamone insieme qualcuna: naturalmente, all'inizio, è necessaria un bel pò d'attenzione. Tutto è più facile, ovviamente, se i due che devono convivere sono cuccioli: il cane avrà voglia di giocare, mentre il micino non ha problemi perchè non ha imprintato l'altro come "nemico". Ma anche tra adulti ci si può intendere. Come? Ecco qualche consiglio per il "primo incontro". Innanzi tutto, l'ideale sarebbe che i due si conoscessero "in campo neutro": il "padrone di casa", quello cioé che già da tempo vive con noi, non sentirà così subito minacciato il suo territorio da un estraneo. E' utile, inoltre, evitare lo "scontro diretto" immediato. Come ha fatto Alba Perrone. “Un giorno -racconta- ho trovato un gattino per strada, disperato. Non avevo altra scelta: portarlo a casa. Solo che lì mi aspettava il mio cane Mordillo, che non sapevo come avrebbe reagito. Così ho lasciato il micino chiuso in una stanza, al sicuro. Quando si addormentava, lo mostravo a Mordillo, pronta a intervenire. Ho continuato così per alcuni giorni. Dopodiché il cane, tenerissimo, si è abituato alla presenza del nuovo esserino e, a poco a poco, ha preso confidenza. Dopo alcune settimane sono diventati amiconi”.

Prima o poi, comunque, l'incontro ci vuole. “Se entrambi sono adulti -suggerisce Silvia Foroni, medico veterinario- è meglio tenere, come primo passo, il gatto nella sua gabbietta: si capirà definitivamente se il cane manifesta comportamenti negativi nei suoi confronti. Il gatto è comunque protetto. Solo in un secondo tempo, se non ci sono atteggiamenti aggressivi, si potrà aprire la gabbietta. Attenzione, però: il micio deve sempre avere a disposizione una possibilità di fuga, soprattutto verso l'alto. Un mobile o un tavolo sgombro vanno benissimo”. A maggior ragione se è il gatto ad essere padrone di casa, va tenuto in una posizione sopraelevata: si abituerà, da una posizione che gli dà tranquillità, alla vista "dell'intruso". “Se il micio si mostra aggressivo -consiglia Foroni- fate attenzione agli occhi del cane. Al limite, si possono "spuntare" le unghie del gatto, per evitare guai. In questi casi, inoltre, è meglio non "proteggere psicologicamente" troppo il gatto: altrimenti si sente spalleggiato e attacca con maggiore convinzione. Qualche baruffa può anche starci, ma non deve degenerare. Una volta verificato, invece, che i due non hanno cattive intenzioni, è meglio lasciarli fare: si devono mettere d'accordo tra loro”.

Così ha fatto Paola de Franceschi. “Padrone di casa -racconta- era il mio pastore belga Freddie. Un giorno ho trovato Cleo, piccola gattina randagia. Tenendola in braccio, l'ho mostrata a Freddie. Poi abbiamo fatto un pezzo di strada insieme in macchina, per arrivare a casa. Lui era curioso, non aveva il minimo atteggiamento aggressivo. Lei non aveva paura. Arrivati a casa, li ho chiusi in una stanza per cinque-dieci minuti, tendendo l'orecchio. Ma ero tranquilla, perchè avevo capito che nessuno dei due era bellicoso. Quando sono rientrata, lei era sdraiata placidamente sul tappeto, lui era stravaccato come sempre davanti alla porta, al suo solito posto”. “In linea di massima -conferma la veterinaria- ci pensano loro a delimitare i territori: ad uno, per esempio, va il divano e all'altro la poltrona”. “Freddie e Cleo -prosegue Paola- sono andati d'amore e d'accordo per tre anni e mezzo, quando lui è morto. C'è una scena di loro che non dimenticherò mai: mentre la gatta partoriva sul letto, Freddie da sotto, con delicatezza inusuale, le ha leccato la testolina per tutta la durata del parto. Sembrava che la stesse incoraggiando, e probabilmente era proprio così. I gattini invece, grosso com'era, non ha mai osato toccarli: aveva paura di fargli del male”. Chi pensa ancora che cane e gatto non possano far altro che odiarsi è servito.

Esistono delle razze canine più o meno socievoli con il gatto? Difficile dirlo. “Più che altro -sostiene Aldo La Spina, esperto di comportamento dei cani- sono più indicati ad avere rapporti con felini quei cani a bassa reattività, tipo i molossoidi. Il mastino napoletano, per esempio, teoricamente è più paziente. Meno indicati, sempre in teoria, sembrerebbero invece i cani ad alta reattività, come i bearded collie o i boxer. Poco indicati sono anche quei cani che hanno un'aggressività predatoria, come i cani da caccia: questi ultimi, però, in linea di massima, si limitano a rincorrere i gatti.senza toccarli. Animali con un'aggressività territoriale, invece, come pastori tedeschi o rottweiler, hanno proprio l'istinto di azzannare”. Il siberian husky pare un' altra razza poco raccomandabile per il micio.  “C'è poi -aggiunge Dario Mazzone, veterinario- un'altra distinzione da fare: nei cani in linea di massima il maschio territorializza di più, mentre la femmina ha un minore istinto di prevaricazione. E ancora: più un animale è anziano, più è abituato al suo ecosistema. E quindi, in teoria, è meno disposto ad accettare cambiamenti come l'arrivo di un gatto in casa”. Insomma, un rottweiler maschio adulto dotato di forte senso della territorialità non sembrerebbe proprio il cane più adatto per fare un'esperienza di convivenza.

Ma, in realtà, ogni cane fa storia a sé. Dipende dal carattere del singolo, molto più che dai connotati di razza. Tra cane e gatto, comunque, è il primo ad avere meno problemi: il cane è un animale sociale, in linea di massima ha più facilità a fare velocemente amicizia. Il gatto, invece, è ancora più territoriale del cane. Tende quindi a difendersi e a difendere il suo territorio. E' proprio qui il nodo della questione: è necessario tenere in considerazione il carattere dei due animali. Se infatti i nostri amici quattrozampe caratterialmente sono miti e non molto aggressivi, una possibile convivenza si può senz'altro provare. Se, invece, sono animali molto indipendenti che non sopportano intrusioni nel proprio territorio, rischiamo di creare in famiglia un vero finimondo: i due non faranno altro che rincorrersi ed aggredirsi.

Un problema che non ha avuto Francesca Cavallini, la nostra valente segretaria di redazione: “Gigio, il mio West Highland Terrier -racconta- aveva cinque anni quando in casa è entrato Pestula, il gattino più piccolo di una cucciolata nata nel giardino sotto casa. Gigio aveva sempre fatto grandi scodinzolate e dato grandi leccate ai micini del giardino. Arrivata la brutta stagione e rimasto solo Pestula della nidiata, me lo sono portato in casa. Anche qui, il primo giorno, grandi slappate di Gigio, che ormai conosceva il gattino. Quando però ha capito che il micio si tratteneva anche nei giorni seguenti, è caduto in depressione. Ha passato alcuni giorni sotto il divano con il muso tra le zampe. Con il gatto, però, si è sempre comportato benissimo. Finita la depressione, sono tornati ad essere grandi amici”. Gigio, insomma, è stato più che tollerante.

“Molto importante -avverte La Spina- è il corretto comportamento del padrone: è chiaro che l'arrivo di un nuovo animale ci entusiasma, portandoci a dedicargli molto tempo. Bisogna però sforzarsi in un senso: non far associare all'animale che già era in casa che alla presenza del "nuovo" cambia l'atteggiamento nei suoi confronti. Insomma, non diminuiamo le attenzioni per il "vecchio"”. Altro consiglio: onde evitare baruffe inutili, soprattutto all'inizio, è meglio posizionare le ciotole della pappa ben lontane l'una dall'altra. Come minimo a due metri di distanza. Ma torniamo al nostro racconto. “Qualche tempo dopo -prosegue Francesca- è arrivata anche Cloe, altro gatto trovato in giardino. Il micio era già adulto, ma Gigio non ha fatto una piega quando è entrato in casa. Anche in questo caso si erano già ampiamente "frequentati" in giardino. E avevo capito che sarebbero andati d'accordo. Qualche timore in più l'ho avuto quando ha fatto la sua comparsa Pistone, un bastardone pastore tedesco pulcioso e bisognoso d'affetto. Come si sarebbero comportati i gatti, ormai padroni di casa? Quando l'ho portato a casa, non ho fatto fare incontri preliminari. Sono però stata attentissima alle reazioni di tutti. Reazioni minime, peraltro. I gatti, come sempre dietro la porta, sono rimasti un pò perplessi: hanno avuto un atteggiamento un pò schfiltoso, come se avessero pensato "non ti avvicinare troppo: puzzi". Ma, abituati ad avere cani in casa, l'hanno accettato subito. Pistone, da parte sua, non si è fatto il minimo problema: ha fatto immediatamente delle grandi scodinzolate. Insomma, si sono messi subito d'accordo. E vivono felici e contenti. Cane e gatto -conclude Francesca- parlano due lingue diverse. Ma se sono felici si capiscono benissimo”. Siamo decisamente d'accordo.